In certe notti serene, con la luna grande, si fa festa nei boschi. E’ impossibile stabilire precisamente quando, e non ci sono simboli appariscenti che ne diano preavviso. Lo si capisce da qualcosa di speciale che in quelle occasioni c’è nell’atmosfera. Molti uomini, la maggioranza anzi, non se ne accorgono mai. Altri invece l’avvertono subito. Non c’è niente da insegnare al proposito. E’ questione di sensibilità: alcuni la posseggono di natura; altri non l’avranno mai, e passeranno impassibili, in quelle notti fortunate, lungo le tenebrose foreste, senza neppur sospettare ciò che la dentro succede.
Una notte (il 21 giugno) ci fu festa nel bosco. Il Procolo se ne accorse da solo, verso le 10 di sera. Senza spiegare il perchè domandò subito all’Aiuti, che si era attardato con lui a parlare d’affari, se conoscesse qualche sentiero per entrare nel Bosco Vecchio e se lo potesse accompagnare. L’altro rispose di si.
In mezz’ora giunsero al limite del bosco. Facendosi lume con una lanterna, i due s’inoltrarono per una specie di sentiero verso il cuore della selva, e continuarono a camminare spediti fino all’orlo di un’ampia radura, illuminata dalla luna.
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Era alto quasi sei piedi, forse un pollice o due in meno, solidamente costrutto, e vi veniva incontro con le spalle un po’ incurvate, la testa in avanti, e uno sguardo dall’alto in basso che vi faceva pensare a un toro pronto a caricare. La sua voce era profonda e sonora e i suoi modi rivelavano una tenace sicurezza in se stesso che pure nulla aveva di aggressivo. Sembrava una necessità, quel suo atteggiamento, che appariva diretto tanto agli altri quanto a se medesimo. Meticolosamente curato nella persona, vestiva di candido dalla testa ai piedi ed era assai popolare nei vari porti dell’Estremo Oriente, dove si guadagnava da vivere come agente di forniture marittime. (…)
Martina viveva davvero felice e contenta. Aveva una mamma, un papà, Lisa, Alva, Ida, Abbe Nilsson e abitava a Poggio di Giugno. Non si poteva abitare in un posto più bello. Se qualcuno le avesse chiesto di descriverlo, forse avrebbe risposto così: “Bè, è una casa rossa normale. E’ proprio come una vera casa. La stanza più simpatica è la cucina. Io e Lisa giochiamo accanto al deposito della legna e aiutiamo Alva a fare i biscotti. No, no… forse è più divertente la soffitta. Io e Lisa ci giochiamo a nascondino e qualche volta ci vestiamo da cannibali e facciamo finta di mangiare la gente. Ci divertiamo anche nella veranda però. Entriamo e usciamo scavalcando le finestre e facciamo finta di essere pirati che salgono e scendono dalle loro navi.
Per tre giorni Dorothy non seppe niente di Oz. Furono giorni tristi per la bambina, anche se i suoi amici erano perfettamente felici e contenti. Lo Spaventapasseri diceva di avere la testa piena di pensieri meravigliosi, ma non voleva descriverli perchè era sicuro che nessun altro li avrebbe potuti capire. Il Boscaiolo di Latta quando camminava si sentiva rimbalzare il cuore nel petto, e diceva a Dorothy di avere scoperto che si trattava di un cuore più gentile e affettuoso di quello che aveva posseduto quando era fatto di carne e ossa. Il Leone dichiarava di non avere più paura di niente al mondo, ed era pronto ad affrontare un esercito di uomini, o una dozzina di feroci Kalidah.
Disteso sul lettuccio, fuori dell’alone del lume a petrolio, mentre fantasticava sulla propria vita, Giovanni Drogo invece fu preso improvvisamente dal sonno. E intanto, proprio quella notte – oh, se l’avesse saputo, forse non avrebbe avuto voglia di dormire – proprio quella notte cominciava per lui l’irreparabile fuga del tempo.