Il padrone di casa era un amico degli elfi, una di quelle persone i cui padri compaiono nelle strane storie anteriori all’inizio della Storia, nelle guerre tra gli orchi malefici, gli elfi e i primi uomini del Nord. Nei giorni in cui si svolge la nostra storia c’erano ancora delle persone che avevano per antenati sia gli elfi sia gli eroi del Nord, e Elrond, il padrone di casa, era il loro capo.
Era nobile e bello in viso come un sire elfico, forte come un guerriero, saggio come uno stregone, venerabile come un re dei nani, e gentile come la primavera. Compare in molte storie, ma la sua parte in quella della grande avventura di Bilbo è piccola, anche se importante, come vedrete se mai ne arriviamo alla fine. La sua casa era perfetta, che vi piacesse il cibo, o il sonno, o il lavoro, o i racconti, o il canto, o che preferiste soltanto star seduti a pensare, o anche se amaste una piacevole combinazione di tutte queste cose. In quella valle il male non era mai penetrato.
Vorrei avere il tempo di raccontarvi almeno qualcuna delle storie, o riportare una o due delle canzoni che udirono in quella casa. Tutti quanti, perfino i pony, si rinfrancarono e si rinforzarono in quei pochi giorni che vi trascorsero. Fu presa cura dei loro abiti come delle loro ammaccature, del loro umore e delle loro speranze. Le loro bisacce furono riempite di cibo e di provviste leggere da portare, ma tanto sostanziose da permettere loro di passare al di là dei passi montani. I loro piani furono migliorati da eccellenti consigli. Così arrivò Ferragosto, ed essi dovevano rimettersi in cammino proprio la mattina di Ferragosto, al sorgere del sole.
Elrond sapeva tutto su qualsiasi tipo di runa. Quel giorno egli guardò le spade che essi avevano portato via dal covo degli Uomini Neri e disse: “Questa non è una fattura di Uomini Neri. Sono spade antiche, spade antichissime, appartenenti agli Elfi Alti dell’Ovest, alla mia famiglia. Furono forgiate a Gondolin per le guerre contro gli orchi. Devono provenire dal tesoro di un drago o dal bottino degli orchi; infatti draghi e orchi distrussero quella città tanto tempo fa. A questa Thorin, le rune danno il nome di Orcrist, che vuol dire Fendiorchi nell’antico linguaggio di Gondolin: era una lama famosa. Questa, Gandalf, era Glamdring, la Battinemici, che un tempo era cinta dal re di Gondolin. Conservatele con cura!”.
“Chissà da dove se le erano procurate gli Uomini Neri…” disse Thorin, guardando la sua spada con nuovo interesse.
“Non saprei,” disse Elrond “ma si può immaginare che i vostri Uomini Neri avessero depredato altri predoni, o che avesser messo le mani sui resti di antiche ruberie in qualche rifugio sulle montagne. Ho sentito dire che ci sono ancora tesori d’altri tempi, che sono stati dimenticati e che debbono ancora essere ritrovati nelle caverne abbandonate delle miniere di Moria, dopo la guerra tra i nani e gli orchi!”.
Thorin ponderò queste parole: “Terrò questa spada in grande onore” disse. “Possa presto tornare a fendere orchi!”.
“Un desiderio che probabilmente sarà soddisfatto abbastanza presto, sulle montagne!” disse Elrond. “Ma adesso mostratemi la vostra mappa!”.
La prese e la fissò a lungo, e scosse la testa; poichè se non approvava interamente i nani e il loro amore per l’oro, odiava i draghi e la loro crudele malvagità, e lo rattristava ricordare la rovina della città di Dale e le sue allegre campane, e le rive bruciate dal luminoso Fiume Fluente. La luna brillava in una larga falce d’argento. Egli sollevò la mappa e la luce bianca splendette attraverso di essa. “Che cos’è questo?” disse. “Ci sono delle lettere lunari qui, accanto alle rune visibili, che dicono -La porta è alta un metro e mezzo e ci si può passare in tre per volta-“.
“Cosa sono le lettere lunari?” chiese lo hobbit, pieno di eccitazione. Amava le mappe, come vi ho già detto; e amava anche le rune e le lettere dell’alfabeto e la bella calligrafia, anche se quando scriveva faceva delle sottilissime zampe di gallina.
“Le lettere lunari sono rune, ma non le si può vedere,” disse Elrond “non quando le si guarda direttamente. Si può vederle soltanto quando la luna brilla dietro di esse, ma ciò che conta di più, anzi il punto fondamentale, è che la luna deve trovarsi nella stessa fase e nella stessa stagione di quando le lettere furono scritte. Furono i nani a inventarle e le scrissero con penne d’argento, come potrebbero dirti i tuoi amici. Devono essere state scritte in una notte di Ferragosto, quando c’era luna crescente, molto tempo fa”.