Il tempo del discernimento: leggere i segni dei tempi, ascoltare le cose che accadono e il sentire della gente

Questo discernimento richiede tempo. Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento. E a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo. È ciò che è accaduto anche a me in questi mesi. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri.

Che cosa significa per un gesuita essere eletto Papa? Quale punto della spiritualità ignaziana la aiuta meglio a vivere il suo ministero?

Il discernimento. Il discernimento è una delle cose che più ha lavorato interiormente sant’Ignazio. Per lui è uno strumento di lotta per conoscere meglio il Signore e seguirlo più da vicino. Mi ha sempre colpito una massima con la quale viene descritta la visione di Ignazio: Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo divinum est (E’ proprio di Dio non lasciarsi prendere dalle cose più grandi, ma lasciarsi contenere dalle cose più piccole). Ho molto riflettuto su questa frase in ordine al governo, ad essere superiore: non essere ristretti dallo spazio più grande, ma essere in grado di stare nello spazio più ristretto. Questa virtù del grande e del piccolo è la magnanimità, che dalla posizione in cui siamo ci fa guardare sempre l’orizzonte. È fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande e aperto a Dio e agli altri. È valorizzare le cose piccole all’interno di grandi orizzonti, quelli del Regno di Dio.

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Inciampare in una passione

Oggi ricomincia la scuola. E’ passata la stagione delle vacanze estive che ha portato tante occasioni per fare nuove esperienze, stare con gli amici in libertà, visitare luoghi, avere tempo per i propri interessi, sperimentarsi, conoscersi e crescere. Dopo tre mesi di vacanza si torna tra i banchi di scuola più maturi e certamente cambiati.

“In generale, la scuola sarebbe un posto bellissimo in cui passare le mattine, se non ci fosse di mezzo lo studio. E poi credo che sia sano che un ragazzo normale trovi a volte la scuola odiosa. Però è anche il luogo in cui incontri i tuoi amici, in cui succedono un sacco di cose strambe che ricorderai per sempre. E a volte può capitare di inciampare in una passione. Io credo che a questo debba servire la scuola, non a farti andare bene in tutte le materie, ma a darti più possibilità di inciampare in qualcosa che ti piace davvero.”

Cristiano Cavina

Qualsiasi cosa tu sogni di poter fare

Fino a che uno non si compromette,
c’è esitazione, possibilità di tornare indietro,
e sempre inefficacia.
Riguardo ad ogni atto di iniziativa e creazione
c’è solo una verità elementare,
ignorare la quale uccide
innumerevoli idee e splendidi piani.
Nel momento in cui ci si compromette definitivamente,
anche la provvidenza si muove.
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Soltanto il tempo è veramente nostro

Una bella riflessione sull’importanza di usare bene il tempo. Non lasciamocelo portare via, non lasciamolo scorrere inutilmente. Tutte le cose non ci appartengono, solo il tempo è veramente nostro. 

Seneca saluta il suo Lucilio

Fa’ così, mio Lucilio: rivendicati a te stesso, e quel tempo che fino ad ora ti veniva portato via con la forza o che ti veniva sottratto con l’inganno o che semplicemente ti sfuggiva di mano, raccoglilo e custodiscilo. Convinciti che la questione è proprio così come ti scrivo: che cioè ci sono momenti che ci vengono strappati via, altri che ci vengono sottratti subdolamente, altri che scorrono via da soli. Tuttavia la perdita di tempo peggiore è quella che avviene per trascuratezza. E, se vorrai prestare attenzione, ti dirò che gran parte della vita scivola via operando male, la maggior parte della vita non facendo un bel niente, la vita intera facendo altro da ciò che andrebbe fatto.

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Siate affamati, siate folli

WEC_CoverQuando ero un ragazzo, c’era un giornale incredibile che si chiamava ‘The Whole Earth Catalog’, praticamente una delle bibbie della mia generazione. è stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci aveva messo dentro tutto il suo tocco poetico. è stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine per scrivere, forbici e foto Polaroid. è stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

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A proposito della morte

Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

La terza storia è a proposito della morte.

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione”. Mi colpì molto e da allora, negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore.

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A proposito dell’amore e della perdita

Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna continuare a cercare sino a che non lo si è trovato. Senza accontentarsi.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita

Io sono stato fortunato: ho scoperto molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Steve Wozniak e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in dieci anni Apple è diventata – da quell’aziendina con due ragazzi in un garage che era all’inizio – una compagnia da 2 miliardi di dollari con oltre 4 mila dipendenti.

Nel 1985 – io avevo appena compiuto 30 anni e da pochi mesi avevamo realizzato la nostra migliore creazione, il Macintosh – sono stato licenziato.

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Unire i puntini

Insomma, non è possibile ‘unire i puntini’ guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Bisogna credere in qualcosa: il nostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita. Questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi e, invece, ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La prima storia è su una cosa che io chiamo ‘unire i puntini’ di una vita. Quand’ero ragazzo, ho abbandonato l’università, il Reed College, dopo il primo semestre. Ho continuato a seguire alcuni corsi informalmente per un altro anno e mezzo, poi me ne sono andato del tutto. Perché l’ho fatto? è iniziato tutto prima che nascessi. La mia mamma biologica era una giovane studentessa universitaria non sposata e quando rimase incinta decise di darmi in adozione. Voleva assolutamente che io fossi adottato da una coppia di laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare sin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però, quando arrivai io, questa coppia – all’ultimo minuto – disse che voleva adottare una femmina. Così, quelli che poi sarebbero diventati i miei genitori adottivi, e che erano al secondo posto nella lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?”. Loro risposero: “Certamente!”. Più tardi la mia mamma biologica scoprì che questa coppia non era laureata: la donna non aveva mai finito il college e l’uomo non si era nemmeno diplomato al liceo. Allora la mia mamma biologica si rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Questo è stato l’inizio della mia vita.

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Malati di certezze?

Gli abitanti del vasto paese della grammatica, della sintassi e del lessico – dicono recenti indagini apparse sui quotidiani – sono colpiti da estese pandemie. Il passato remoto è molto malato e, non riuscendo più a controbattere al pesante attacco del più vigoroso passato prossimo, si sta ritirando in piccole enclave regionali; spera di non morire così come è successo al trapassato remoto, ma i pronostici non sono favorevoli.

Quasi del tutto estinto è il punto e virgola. Il congiuntivo è decisamente debilitato e in affanno. Migliaia di parole, cadute nel più completo disuso, vivacchiano nei discorsi di qualche erudito o addirittura sono oggetto di campagne per evitarne la completa estinzione, come i panda…

Gli abitanti del vasto paese della grammatica, della sintassi e del lessico – dicono recenti indagini apparse sui quotidiani – sono colpiti da estese pandemie. Il passato remoto è molto malato e, non riuscendo più a controbattere al pesante attacco del più vigoroso passato prossimo, si sta ritirando in piccole enclave regionali; spera di non morire così come è successo al trapassato remoto, ma i pronostici non sono favorevoli.

Quasi del tutto estinto è il punto e virgola. Il congiuntivo è decisamente debilitato e in affanno. Migliaia di parole, cadute nel più completo disuso, vivacchiano nei discorsi di qualche erudito o addirittura sono oggetto di campagne per evitarne la completa estinzione, come i panda.

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Il mondo senza nome dei nuovi barbari

Lì lo spettacolo è affascinante: sono persone a cui non manca l’intelligenza, che crede sinceramente di costruire un mondo migliore per i propri figli, che coltiva una certa idea di bellezza, che non disprezza affatto il passato, che domina le tecniche e che sostanzialmente ha una matrice umanistico-scientifica: eppure, nel momento di disegnare il futuro, se non addirittura il presente, non fa uso di strumenti che vengono dalla tradizione e fonda il loro ragionare e il loro fare su principi affatto nuovi che, alle volte, ottengono perfino l’effetto collaterale di distruggere, alla radice, interi patrimoni di sapere e di sensibilità che giacciono nel patrimonio condiviso dell’attuale civiltà. Di fronte a questo, io vedo lo sforzo immane di ricostruire un nuovo umanesimo a partire da premesse diverse, evidentemente più adatte al mondo com’è oggi.

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