Malati di certezze?

Gli abitanti del vasto paese della grammatica, della sintassi e del lessico – dicono recenti indagini apparse sui quotidiani – sono colpiti da estese pandemie. Il passato remoto è molto malato e, non riuscendo più a controbattere al pesante attacco del più vigoroso passato prossimo, si sta ritirando in piccole enclave regionali; spera di non morire così come è successo al trapassato remoto, ma i pronostici non sono favorevoli.

Quasi del tutto estinto è il punto e virgola. Il congiuntivo è decisamente debilitato e in affanno. Migliaia di parole, cadute nel più completo disuso, vivacchiano nei discorsi di qualche erudito o addirittura sono oggetto di campagne per evitarne la completa estinzione, come i panda…

Gli abitanti del vasto paese della grammatica, della sintassi e del lessico – dicono recenti indagini apparse sui quotidiani – sono colpiti da estese pandemie. Il passato remoto è molto malato e, non riuscendo più a controbattere al pesante attacco del più vigoroso passato prossimo, si sta ritirando in piccole enclave regionali; spera di non morire così come è successo al trapassato remoto, ma i pronostici non sono favorevoli.

Quasi del tutto estinto è il punto e virgola. Il congiuntivo è decisamente debilitato e in affanno. Migliaia di parole, cadute nel più completo disuso, vivacchiano nei discorsi di qualche erudito o addirittura sono oggetto di campagne per evitarne la completa estinzione, come i panda.

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Cosa è successo ai Re Magi?

«Cos’hai, Gaspare? Ti vedo preoccupato». «Beh sì, sono un po’ pensoso. Sempre, in questo periodo, mi torna alla mente il lungo viaggio che abbiamo fatto tanti anni fa. Quanti saranno? Ormai più di trenta. Ricordi, Melchiorre, che avventura? Siamo partiti solo perché una piccola stella fuoriusciva dai nostri calcoli astronomici; non ce l’aspettavamo e, indagando sul suo possibile significato, abbiamo concluso che si trattava dell’annuncio di una nascita regale.

Allora ci siamo incamminati sulla scia di quella stella. Avevamo capito che era un segno, l’annuncio del grande rinnovamento che i nostri antichi saggi avevano sperato e profetizzato. Quando siamo arrivati a Gerusalemme abbiamo consultato i dotti del posto e anche loro ci hanno raccontato di una stupenda profezia. Parlava di un Re. Ci hanno detto che doveva nascere a Betlemme. E noi ci siamo andati per cercarlo».

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Il senso del riposo

Brano di conversazione captato in metropolitana nei giorni scorsi: «Ciao, come va?» «Insomma. Sono stanco e ho proprio voglia di fare le ferie per riposarmi un po’». A cena con amici l’altra sera: «Ma che faccia che hai!» «Beh, sai, ho tanto lavoro da finire. Ma adesso mi riposo». Sono i tipici dialoghi di metà luglio: le scuole sono finte, gli ultimi esami in università sono passati, al lavoro si sistemano, con un po’ di affanno, le ultime cose prima delle ferie, le fatiche di tutto un anno pesano e nei pensieri, nei dialoghi, nei progetti affiora con insistenza la necessità del riposo.

Forse, però, non ci interroghiamo sufficientemente su cosa significhi riposare. Rischiando così di passare dal faticoso meccanismo del lavoro a quello solo apparentemente meno invasivo delle vacanze: viaggi, prenotazioni, calcolo delle spese, divertimento più o meno organizzato e quasi forzato. Uno stress. (…)

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