Referendum – Durata delle trivellazioni in mare

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Non è semplice prendere posizione su questo referendum. Io voterò SI e tra le tante motivazioni mi hanno convinto queste:

  1. E’ giusto che ci sia una scadenza temporale, con la possibilità di rinegoziare le condizioni, per ogni concessione dello stato per l’utilizzo di una risorsa naturale. Nessuna concessione di un bene dello Stato può essere affidata a un privato senza limiti di tempo, come prevede anche la normativa comunitaria.
  2. Abbiamo garanzie che le compagnie, una volta scaduta la concessione, smantellino piattaforme, pozzi e tutte le infrastrutture, come previsto dalla legge. Non dare scadenza temporale alle concessioni vuol dire anche lasciare nel mare piattaforme e pozzi a tempo indeterminato.
  3. Gli impianti vengono effettivamente utilizzati per l’attività estrattiva per esaurire il giacimento nei tempi concessi. Le compagnie sono indotte a sfruttare il giacimento e non a estrarre quantitativi minimi per evitare il pagamento delle royaties allo stato (franchigia).
  4. Oggi in Italia non è possibile ottenere nuovi permessi per trivellare entro le 12 miglia. Ma nulla impedisce che, nell’ambito delle concessioni già rilasciate e attualmente senza scadenza, siano installate nuove piattaforme e perforati nuovi pozzi.

http://www.legambiente.it/partecipa/notrivelle-votasi

Il diritto di sognare un’Italia pulita

“Forse un mondo migliore non esiste, ma credo nella possibilità di migliorare il mondo. Per questo sento che è il tempo per tornare a sognare. Non sembri scontato e retorico e anche se lo fosse ben venga. Ma sognare un paese diverso non può che essere il carburante vivo e persino divertente del tentativo di cambiare le cose. Di cercare una felicità possibile. Una felicità semplice, fatta di un lavoro dignitoso, della possibilità dell’individuo di provare quanto vale. Di ricevere quanto merita. Non è il sogno di un paradiso inesistente ma di un luogo un po’ diverso, dove l’ingiustizia, il favore, la raccomandazione del potente di turno per ottenere un lavoro o addirittura un posto in consiglio regionale o in parlamento, non esistano più. I valori che ci fanno in questo momento stare insieme sono sepolti con l’urgenza di identificare ciò che non siamo ciò che non vogliamo. Ora è il tempo di dire anche ciò che siamo e ciò che vogliamo.”

L’ITALIA oggi non è un paese libero. Sia chiaro: non sto dicendo che la situazione italiana sia in qualche mondo comparabile con i totalitarismi del passato. Niente a che vedere con fascismo o comunismo, è ovvio. Ma ciò non ci deve impedire di dire che oggi chiunque attacchi il governo sa che subirà un’intimidazione, una forma di ritorsione. Sa che potrebbe essere colpito, lui, o i suoi cari, da una qualche veline infamante che cercherà di sporcarlo davanti all’opinione pubblica.

La libertà non può esistere solo come costruzione astratta o peggio come principio.

“La libertà politica – scriveva Salvemini – è sostanzialmente il diritto del cittadino di dissentire dal partito al potere. Da questo diritto di opporsi al potere nascono tutti gli altri diritti”.

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Non possiamo accettare sempre tutto

Oggi pomeriggio si terrà una manifestazione a Milano organizzata dal movimento “Libertà e Giustizia” per chiedere le dimissioni del nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Avrei voluto partecipare sia perchè questo incontro è organizzato da una organizzazione non politica e autorevole e sia perchè interverranno diversi personaggi che stimo.Per maggiori informazioni potete utilizzare questo link: http://www.libertaegiustizia.it. “Libertà e giustizia” ha lanciato una raccolta firme che ha raggiunto le 100.000 adesioni.

Non possiamo accettare sempre tutto.
Non può essere sempre tutto uguale.
Non possiamo giustificare sempre.
Non possiamo accettare sempre compromessi.
Non possiamo essere sempre indifferenti all’arroganza, all’ingiustizia, alla mancanza di rispetto e di valori.

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Le oligarchie dei giri che infettano la democrazia

Tra tutti i regimi politici, la democrazia è quello che più si presta a generare e mimetizzare oligarchie. Oggi, questa tematica è trattata parlando di caste. Nessuno, credo, pensa alle caste indiane o ai mandarini cinesi. Ogni sistema castale comporta stratificazioni sociali per piani orizzontali paralleli, sovra- e sottoordinati, più o meno impermeabili. A ciascuno di questi piani corrispondono stili di vita, gusti, culture, letteratura, musica, teatro, talora lingue, abitudini alimentari, leggi particolari.

Oggi, nulla di tutto ciò. Le oligarchie odierne, in società di individui sciolti da appartenenze e liberi di fare di sé quel che vogliono e di legarsi a chi vogliono, si costruiscono, si modificano e si distruggono su moti circolari ascendenti e discendenti dove tutti si confondono. Per comprendere la differenza, occorre partire da un po’ più lontano, dal conflitto tra chi appartiene e chi non appartiene a un qualche «giro» o cerchia di potere. Intendo con questa espressione – il giro – esattamente ciò che vogliamo dire quando, di fronte a sconosciuti dalla storia, dalle competenze e dai meriti incerti, o dai demeriti certi, i quali occupano posti inconcepibili per loro, ci domandiamo: a che giro appartengono? I giri sono la nostra costituzione materiale.

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