Inventario della casa di campagna

La felicità delle cicale, di cui Anacreonte era giustamente invidioso, riposa principalmente sulla stabilità raggiunta dai loro pubblici ordinamenti: in virtù della pace politica che regna da tempo immemorabile, questi cittadini possono dedicare al canto tutta la loro breve vita, senza distrarsi nelle rivoluzioni. Il governo della loro società ha per essi la stessa necessità delle leggi fisiologiche: come a nessuno di noi verrebbe in mente di far una congiura contro la tirannia del cuore che ci impone il suo ritmo, così non accade che in mezzo al popolo delle cicale sorga un apostolo a predicar come ideale di vita la silenziosa disciplina del formicaio. Le cicale sono ormai, in quanto a politica, al di là del progresso: si sono liberate in eterno da questa ansiosa febbre di crescenza che gli uomini chiamano storia.

Ma forse tutti gli insetti hanno raggiunto, nell’interno del gruppo sociale, questa beata maturità. Da diecine di millenni le api stanno contente alla dura regola del loro convento; ma non meno perfetto le farfalle trovano per sé quel loro regime di vagabonda anarchia che consente a ciascuna di esse di riprendere ogni mattina, senza comitiva e senza passaporto, le rotte fantastiche di un cielo senza frontiere.

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