
Delitto e Castigo, l’opera più letta e conosciuta di Dostoevskij, racconta il tormento di Rodiòn Romànovic Raskòl’nikov, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, che uccide una vecchia e meschina usuraia. Nel romanzo è evidente il conflitto interiore del protagonista, che crea in lui una scissione; ne viviamo i lucidi ragionamenti, in cui si rifiuta di provare rimorso, per dimostrare a se stesso di appartenere alla categoria di quelli che lui definisce i “napoleonici”, i grandi uomini, le menti superiori dalle idee rivoluzionarie, autorizzati a vivere e agire al di sopra della legge comune, perché tutte le loro azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo.
Tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia usuraia, poiché ha liberato dal giogo molti poveri creditori e eliminato dalla faccia della terra un essere maligno, non solo non è condannabile e non dovrebbe procurargli alcun pentimento, ma costituisce la dimostrazione stessa della sua appartenenza ad una categoria superiore. Dall’altro lato, però, viviamo il lento affiorare in lui della consapevolezza di non riuscire a sfuggire ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto: deve rassegnarsi, alla fine, di essere non già un grande uomo, ma un “pidocchio”, e, come tale, di meritare una punizione.
Lo spettacolo
La scena, che di fatto non c’è, è aperta. Il suono lento di gocce che cadono accoglie lo spettatore in attesa dell’inizio della pièce. Quelle gocce cominciano a scandire il tempo e a scavare l’animo fino a quando tutto inizia e tutto avviene in un unico atto, di fila, d’un fiato, si accende un lungo reading in cui Sergio Rubini raccoglie a sé la maggior parte dei tantissimi ruoli del romanzo dostoevskiano. Regista e narratore, tesse e tiene le fila di quei tanti cappotti appesi e sospesi sul palco, conducendo e separando da sé Luigi Lo Cascio nel ruolo da protagonista dell’ex studente di legge Rodja Roskòl’nikov, reo di duplice omicidio. Le parole di Dostoevskij si accompagnano ai suoni che provengono dal retroscena aperto al pubblico, una bottega visibile, curata da G.U.P. Alcaro, da cui emergono in maniera forte e dirompente i colpi di accetta sferrati sulla vecchia usuraia così come le frustate nella scena del ricordo delle violenze sulla cavallina.
Su un palco che allo stesso tempo è Pietroburgo e le sue strade, osteria e commissariato, stanza da letto e luogo della mente, carico d’oggetti scenici, inamovibili o pendenti come spettri o spade di Damocle, e sconvolto da effetti luminosi e tecnici che plasmano da subito precise sfumature di stringente inquietudine, di lancinante tormento, Rubini veste con uguale, camaleontica intensità i panni di più personaggi (dal Narratore all’ubriacone Marmeladov, fino alla madre di Raskòl’nikov) e Luigi Lo Cascio, magistrale nei tempi, nei toni e nei gesti, quelli psicotici e deliranti del protagonista.
adattamento teatrale Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi
regia Sergio Rubini
scene Gregorio Botta
costumi Antonella D’Orsi
musiche Giuseppe Vadalà
progetto sonoro G.U.P. Alcaro
luci Luca Barbato e Tommaso Toscano
regista collaboratore Gisella Gobbi
con Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini, Francesco Bonomo, Francesca Pasquini
e con G.U.P. Alcaro
voci Federico Benvenuto, Simone Borrelli, Edoardo Coen e Alessandro Minati
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana