Memorie di Adriano – Scegliere i capi

MemorieDiAdrianoNoi siamo funzionari dello Stato, non siamo Cesari. Aveva ragione quella postulante, che m’ero rifiutato un giorno di ascoltare fino alla fine, quando esclamò che se mi mancava il tempo per darle retta, mi mancava il tempo per regnare. Le scuse che le feci non erano solo formali. E, tuttavia, il tempo mi manca: più l’impero si estende, più i vari aspetti dell’autorità tendono a concentrarsi nelle mani del funzionario in capo; quest’ultimo oberato necessariamente deve scaricare su altre persone una parte dei suoi compiti; il suo genio consiste sempre più nel circondarsi di gente fidata. Il peggior crimine di Claudio e di Nerone fu di lasciare pigramente che i loro liberti o i loro schiavi s’impadronissero di queste funzioni di agenti, consiglieri, delegati del capo supremo.

Ho trascorso una parte della mia vita e dei miei viaggi a scegliere i capi d’una burocrazia nuova, a esercitarli, e adeguare con il maggior fiuto possibile le capacità alle mansioni; a creare utili possibilità d’impiego per questa classe media dalla quale dipende lo Stato. II pericolo che si cela in questi eserciti civili non mi sfugge; lo si può definire in una parola: la mentalità burocratica. Questi ingranaggi, destinati a durare per secoli, si guasteranno se non vi si bada: spetta al padrone regolarne i movimenti, senza posa, prevederne, o ripararne l’usura. Ma l’esperienza dimostra che, a onta della cura estrema che poniamo nella scelta dei successori, gli imperatori mediocri saranno sempre i più frequenti, e che per ogni secolo c’è almeno un insensato sul trono. In tempi di crisi, questa burocrazia perfettamente organizzata potrà seguitare a sbrigare l’essenziale e colmare l’interregno, a volte molto lungo, tra un principe saggio e un altro. Certi imperatori si trascinano dietro cortei di barbari in catene, processioni interminabili di vinti. Ben altro è il mio seguito: è l’eletta schiera di funzionari che ho inteso formare. Il Consiglio del principe; grazie a coloro che lo compongono, ho potuto assentarmi da Roma per anni, e tornarvi solo di passaggio. Corrispondevo con i membri del Consiglio attraverso i corrieri più rapidi; in caso di pericolo, mediante i segnali dei semafori. Essi, a loro volta, hanno formato altri ausiliari egregi: la loro competenza e opera mia, la loro attività ben regolata m’ha permesso di impiegare me stesso altrove, e mi consentirà senza eccessive inquietudini di assentarmi nella morte.

Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano

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