Un privilegio di cui nessuna persona vivente gode: la libertà di parola. Chi è in vita non è del tutto privo, a rigore, di un tale privilegio, ma dato che lo possiede solo come vuota formalità e sa di non poterne fare uso, non possiamo considerarlo un effettivo possesso. In quanto privilegio attivo, è simile al privilegio di poter commettere un omicidio: si può esercitarlo se si è disposti a sopportarne le conseguenze. L’ omicidio è proibito sia formalmente che di fatto, la libertà di parola è formalmente permessa, ma di fatto proibita. Per l’ opinione comune sono crimini entrambi, tenuti in grande spregio da tutti i popoli civili. L’ omicidio è a volte punito, la libertà di parola lo è sempre, qualora venga esercitata. (…)
Questa riluttanza a esprimere opinioni impopolari è giustificata: il prezzo da pagare è assai alto, può comportare la rovina economica di un uomo, può fargli perdere gli amici, può esporlo al pubblico ludibrio e alla violenza, può condannare all’ emarginazione la sua famiglia innocente e rendere la sua casa un luogo desolato, disprezzato ed evitato da tutti. Nel petto di ogni uomo si cela almeno un’ opinione impopolare sulla politica o sulla religione, e in molti casi se ne trova ben più di una. Più l’ uomo è intelligente, maggiore è la quantità delle opinioni di questo tipo che ha e che tiene per sé. Non c’ è individuo – compreso il lettore e me stesso – che non sia in possesso di convinzioni impopolari, che coltiva e accarezza e che il buon senso gli vieta di esprimere. A volte sopprimiamo un’ opinione per ragioni che ci fanno onore, non onta, ma più spesso lo facciamo perché non possiamo sostenere l’ amaro costo di dichiararla. A nessuno di noi piace essere odiato, a nessuno piace essere evitato.
Una naturale conseguenza di questa condizione è che, consciamente o inconsciamente, facciamo più attenzione ad accordare le nostre opinioni con quelle del nostro vicino e a mantenere la sua approvazione piuttosto che a esaminarle con scrupolo per vedere se siano giuste e fondate. Quest’ abitudine produce inevitabilmente un altro risultato: l’ opinione pubblica che nasce e si alimenta in questo modo non è affatto un’ opinione, è semplicemente un atteggiamento; non suscita riflessioni, è priva di principi e non merita rispetto. Quando un progetto politico del tutto nuovo e non sperimentato viene presentato alla gente, questa è sorpresa, ansiosa, intimidita e per qualche tempo resta muta, reticente, incapace di schierarsi. La gran parte non studia la nuova dottrina per farsene un’ idea, ma aspetta di vedere quale sarà l’ orientamento prevalente. (…) Il cittadino medio non è uno studioso delle dottrine dei partiti, e a buon diritto: né lui né io saremmo in grado di capirle. Se gli chiedessimo di spiegare in modo dettagliato perché abbia preferito una bandiera a un’ altra, il risultato del suo sforzo sarebbe penoso. (…) Tutte le grandi dottrine politiche sono piene di problemi difficili – problemi molto al di sopra della portata del cittadino medio. E questo non è strano, dato che sono anche al di sopra della portata delle più acute menti del Paese; dopo tanto chiasso e tante chiacchiere, per nessuna di queste dottrine si è potuta fornire la definitiva dimostrazione che fosse quella giusta, la migliore. (…)
La libertà di parola è il privilegio dei morti, il monopolio dei morti. Essi possono dire quel che pensano senza ferire (…). Ma allora perché non farlo dalla tomba e prenderci questa soddisfazione? Perché non parlarne nel nostro diario, invece di tralasciarli con discrezione? Perché non metterceli e lasciare poi il diario agli amici? La libertà di parola è davvero desiderabile. (…) E me ne accorgo particolarmente ogni settimana o due, quando voglio dare alle stampe qualcosa che la discrezione mi direbbe di non pubblicare. A volte i miei sentimenti sono così violenti che devo prendere la penna e riversarli sulla carta per impedire che il loro fuoco si consumi dentro di me; ma tutto quell’ inchiostro e quella fatica vanno sprecati, perché non posso pubblicare quel che scrivo. Ho appena finito un articolo di questo genere, e ne sono molto soddisfatto. Fa bene alla mia anima tormentata leggerlo e considerare i problemi che creerebbe a me e alla mia famiglia. Lo lascerò ai posteri, e lo renderò noto dalla tomba. Lì c’ è libertà di parola e non si può far danno alla famiglia.
Twain Mark – (Traduzione di Maria Sepa – Corriere della Sera)