Ieri è arrivata la notizia della chiusura di Radicifil Pistoia. Il pensiero è andato subito ai tanti ricordi di lavoro e ai colleghi di quella sede. Brave e simpatiche persone i toscani: ispirano simpatia anche solo per il loro accento e affrontano il lavoro con serietà ma anche con serenità e senza apprensione.
Senza dubbio la sede di Pistoia si trovava da tempo in una posizione difficile. Forse non si è fatto tutto il possibile per risolvere i problemi di questa sede. Forse è mancato l’interesse e la passione per risollevarne le sorti.
Purtroppo oggi si valutano le aziende in termini di soldi guadagnati e di soldi spesi, di chilogrammi prodotti e di chilogrammi venduti. Sulla base di queste valutazioni si chiudono aziende e si spostano attività produttive dove il lavoro (oggi) costa meno.
Si dovrebbe estendere le considerazioni sulle aziende ad altri aspetti non meno importanti.
Sul luogo di lavoro si intrecciano relazioni: si collabora, ci si confronta, ci si scontra e si compete. Nel lavoro ciascuno porta i propri vissuti familiari e sociali. In famiglia e nel sociale ciascuno porta il proprio vissuto di lavoro.
Il lavoro è fonte di benessere personale, per la propria famiglia e per la comunità in cui si vive.
Sul luogo di lavoro si intrecciano i progetti, i sogni, le sfide, le ambizioni dell’impresa (in questo contesto è un termine significativo) con i progetti, i sogni, le sfide, le ambizioni personali.
Il lavoro permette di sviluppare ed esprimere conoscenza, esperienza, capacità che si trasmettono nel tempo tra generazioni e che diventano patrimonio non solo personale o dell’azienda ma di tutta la comunità.
Chiudendo una azienda, spostando l’attività produttiva, quanto si guadagna in termini economici? Quanto si perde in termini di relazioni e di benessere? Quante conoscenze, esperienze, capacità frutto di lungo impegno svaniscono in modo irrecuperabile? Quanti progetti, sogni, sfide vengono distrutti in breve tempo?