Un’adolescente

Io – un’adolescente?
Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,
dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?

Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?

Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.

Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.

In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.

Siamo così diverse,
i nostri pensieri e parole così differenti.
Lei sa poco –
ma con un’ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più –
ma non in modo certo.

Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.

Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’, forse quest’unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.

La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.

Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.

Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa –

Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.

La conservo ancora.

Wislawa Szymborska
(da Qui, 2009 – Traduzione di Pietro Marchesani)

Un paradosso temporale: la poesia è in grado anche di fare questi miracoli. E una ormai anziana Wislawa Szymborska (1923-2012) incontra la Wislawa Szymborska adolescente – più probabilmente è sempre stata in lei, nascosta sotto i panni della poetessa affermata, premiata con il Nobel, della traduttrice di D’Aubigné, dell’intellettuale redattrice e poi direttrice di settimanali letterari. L’incontro che ne deriva è surreale, certo, e segna la distanza tra la donna anziana che è ora la poetessa e la ragazza che fu, ma è venato, nonostante lei voglia far credere il contrario, di una dolcissima imbarazzata nostalgia che esplode nel ricordo della vecchia sciarpa ad uncinetto.

Fonte: http://cantosirene.blogspot.it

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